recensione:
Primo capitolo della "trilogia della morte" che continua con 21 grammi e Babel.
L'esordio alla regia del cineasta messicano Alejandro Iñárritu è un esordio duro, che presenta scenari nauseabondi, violenti, coerenti con la realtà del Messico che gli ha dato i natali e che è in grado di descrivere con la durezza, il cinismo e la violenza spietata che conviene. Fra scene raccapriccianti per la loro onesta, sfacciata, sanguinosa realtà, si srotolano le tre storie intrecciate di Octavio e Susana (con Ramiro di mezzo), Daniel e Valeria, e di due fratelli fra cui El Chivo, un barbone con un passato da terrorista che attraversa l'intera timeline del film, si premura di "regolare i conti".
Octavio ruba la moglie al fratello Ramiro che la violenta e la maltratta fuggendo con lei: evade dal mondo delle lotte clandestine fra cani -- cadaveri di cani smembrati come se piovesse -- lasciandosi alle spalle, o così crede, un mondo del quale non vuol più fare parte assieme a Susana e al suo bambino di un anno (di cui Octavio è zio).
Il secondo corto svicola dagli altri apparendo più leggero e penoso. La modella Valeria scoprirà il prezzo del suo amore per il suo piccolo cane (un barboncino), allorché temerà di perderlo fra le assi del pavimento del suo appartamento, smuovendo mari e monti per salvarlo con tragiche conseguenze per lei e la sua carriera.
Il terzo corto si incentra sull'odio reciproco di due fratelli. Un simil-damerino ordina a El Chivo, barbone pregiudicato che ha perso tutto meno il suo amore per i suoi cani, dietro pagamento, l'assassinio del fratello che vorrebbe, a suo dire, fregarlo. El Chivo troverà un modo particolare affinché i due si chiariscano ... faccia a faccia.
Tre mondi distinti e separati uniti solo dall'amore malato per i cani. Un'esperienza da raccapriccio che lascia il segno -- come il grande cinema fa sempre.
Voto: 7/10

Nessun commento:
Posta un commento