Visualizzazione post con etichetta psicologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psicologia. Mostra tutti i post

sabato 27 dicembre 2025

Recensione libro: FAME D'AMORE di FABIOLA DE CLERQ

Titolo: Fame d'amore - donne oltre l'anoressia e la bulimia
Autrice: Fabiola de Clercq
Anno: 2002
Prima pubblicazione: Rizzoli BUR

DESCRIZIONE - L'anoressia e la bulimia rappresentano il disagio psicologico più diffuso fra le donne di questi decenni. Questo libro, rivolto alle persone che soffrono di disordini alimentari, a quelle che le circondano e a coloro che sono impegnati nella terapia, non intende essere un manuale che offre risposte preconfezionate, ma piuttosto di uno strumento aggiornato, capace di addentrarsi nelle ragioni ultime della malattia perché nato dall'esperienza diretta dell'autrice, a lungo anoressica e bulimica lei stessa, e dal quotidiano contatto con migliaia di ragazze sofferenti.

RECENSIONE

Dopo il successo di "Tutto il pane del mondo", saggio autobiografico sulla propria esperienza di anoressica prima, e di psichiatra specializzata in DCA in seguito, Fabiola de Clercq scrisse nel 2002 un altro saggio del medesimo argomento (essendo direttrice dell'ABA - Centro italiano d'eccellenza sui DCA, disturbi del comportamento alimentare), sospinta dalle tante richieste di supporto che le arrivarono da donne di tutta Italia. "Vivo il suo stesso dramma; posso capirla".

Fabiola organizza così inizialmente degli "incontri di gruppo" in una stanza studiata appositamente, anche nel design, per l'accoglienza delle persone vittime di anoressia e bulimia: muri bianchi a simboleggiare un ambiente "neutro, non minaccioso", un tappeto di bambù al centro del cerchio di sedie come una sorta di "rete" a sorreggere chi "cade" metaforicamente durante lo scambio di esperienze personali, spesso delicate e dolorose.

Ma - sottolinea Fabiola - una anoressico/bulimica in realtà è sempre restia, almeno in prima battuta, a parlare d'altro che non sia cibo, calorie, modi per espellere o nascondere il cibo; è per questo che, quando l'anoressica/bulimica in seduta individuale (nei casi più delicati è consigliata la seduta individuale, nda) attacca con quella che la De Clercq stessa definisce "litania" (del peso, delle calorie, del cibo, del vomito, ecc.), strategicamente l'analista guarda l'orologio, rovista fra i cassetti alla ricerca di "qualcosa", sbadiglia, si mostra annoiata, disinteressata.

Occorre che la persona malata sappia di essere altro dal suo sintomo - poiché, analizzando l'anoressia e la bulimia anche da un punto di vista sociologico, la De Clercq arriva a sostenere che non si tratti a un certo punto solo di una "stampella" (come l'alcool, come le droghe) per andare avanti sopportando un dolore insopportabile, ma parte stessa dell'identità dell'individuo.

"Cosa sono io senza l'anoressia? Cosa resta di me senza la bulimia? L'oblio. Il vuoto."

Un'anoressica/bulimica non è in genere un'istrionica che ami raccontarsi, scavare nel profondo. Un'anoressica/bulimica non vive al di là del "sintomo". C'è vita al di là del "sintomo"? Sì, e fondazioni come l'ABA sono qui per dimostrarlo a tutte le donne (o gli uomini) che ne necessitino.

Fabiola De Clercq (repetita iuvant) è stata, in prima persona, un'anoressica/bulimica, prima di diventare "colei che cura" le anoressiche e le bulimiche, quindi: chi meglio di lei sa esattamente di cosa si tratta? Chi meglio di lei può prestare servizio alla causa?

Come avvenne con Marsha Linehan (inizialmente malata di DBP) e la DBT (Terapia dialettico comportamentale, studiata accuratamente per la cura del DBP), spesso è chi l'Inferno l'ha vissuto sulla propria pelle ad essere più capace di - e destinato con più successo a - tirare fuori dall'Inferno chi ci vive.

Link utili:

Voto personale: 7/10

Recensione libro: MADRI CHE FERISCONO di ANNE-LAURE BUFFET

Titolo: Madri che feriscono. Liberarsi dalla loro influenza per rinascere
Autrice: Anne-Laure Buffet
Anno: 2022
Prima pubblicazione: Feltrinelli

DESCRIZIONE 

Tra «buona madre» e «cattiva madre» le sfumature sono infinite. Ammetterlo è il primo passo per rinascere.

Negligenti, narcisiste, svilenti, evitanti, distruttive, vanitose, violente. Talvolta, perfette, solo in apparenza, però! In una parola: tossiche, perché come le tossine infettano la vita dei loro figli. Sono madri che non sanno amare. In comune hanno il fatto che sono difficili da smascherare perché all’esterno possono anche sembrare brave mamme, ma in realtà esercitano le loro violenze, spesso sottili, giocando su un sentimento e un bisogno essenziale del bambino: sentirsi amato. È difficile ammettere che una madre possa essere inadeguata o violenta nei confronti di un figlio, perché una madre, per il senso comune, è necessariamente una buona madre. Eppure il trauma del maltrattamento materno, nelle sue varie declinazioni, segna non solo l’infanzia ma anche la vita adulta, soprattutto quando la sofferenza è taciuta. Questo libro dà voce alle vittime di queste madri che feriscono. Aiuta a capire cosa scatena il maltrattamento materno e quanto sia difficile guarirne anche da adulti, perché a volte s’instaura tra le due parti un legame drogato. Anne-Laure Buffet offre delle vie per recuperare autonomia e fiducia in se stessi, per elaborare il lutto della madre ideale, liberando, così, nuove forze e nuove risorse affettive.

RECENSIONE

Il saggio snocciola alcuni casi di maternità anomala, parlando di "cattive madri" contrapposte alle winnicottiane "madri sufficientemente buone". A dividere le prime dalle seconde, secondo Anne-Laure Buffet, sarebbe un semplice dettaglio: le madri sufficientemente buone sanno mettersi in discussione, pentirsi dei propri errori. Le cattive madri, no.

L'intero libro, descrivendo diversi casi di abuso materno, dai relativamente leggeri ai più gravi, è ammantato da un umore di condanna per la figura materna inadempiente i suoi doveri, che odia il figlio, abusa di lui, non lo protegge quando necessario.

Si tratta di un compendio di casi clinici che l'autrice, una psicologa, riporta a testimonianza di una controversa realtà, quella delle "cattive madri" che "non amano" o "distruggono la vita dei figli".

Ma ogni madre, come dice l'autrice stessa, è prima di tutto donna. E come donna, e come essere umano, deve trovare la sua singolare unicità al di là del ruolo materno, per il quale può essere adeguata o meno.

Senza negare casi di reale abuso narcisistico e violenza narcisistica da parte della figura materna, che l'autrice espone con dovizia di particolari, glissando però a tratti su un approfondimento dei fatti che non è utile alla "demonizzazione" della "cattiva madre", trovo che la conclusione che Anne-Laure Buffet dà al suo breve saggio sia alquanto deludente: sembra, infatti, che il figlio vittima della madre che non ama, della madre narcisista, non abbia altra opzione che tagliare tutti i ponti con lei per "salvarsi la vita".

Eppure nel saggio stesso si sottolinea come il legame materno sia estremamente importante nella vita del figlio, e l'importanza del perdono - non come concessione alla madre cattiva, ma come mezzo per affrancare se stessi dal dolore e dal risentimento.

Nel complesso ho trovato che questo libro di Buffet esprimesse una visione del rapporto madre-figlio dicotomica e poco obiettiva, eccessivamente schierata a favore del figlio "totalmente vittima" e poco attento al vissuto della controparte.

Link utili

Voto personale: 3/10