giovedì 23 luglio 2026

RECENSIONE // Piccolo corpo (2021)

Trama: Inizi '900. In un'isoletta del Nordest Agata partorisce una bambina nata morta, e il prete della comunità di pescatori cui appartiene non può battezzarla. Ma la giovane donna non accetta che sua figlia resti "un'anima perduta nel limbo", vuole riconoscere la sua identità affinché non sia "mai esistita", e un uomo le indica la possibile soluzione: portare la piccola in Val Dolais, fra le montagne innevate dell'estremo nord, dove "c'è una chiesa in cui risvegliano i bambini nati morti". Basta un respiro, e si può dare loro un nome, liberandoli dal limbo. Agata intraprenderà il viaggio verso quel santuario a metà fra il religioso e il pagano, con la sua creatura dentro una scatola di legno, e sulla strada incontrerà Lince, un personaggio con molti segreti da difendere.

Mini-recensione: Il racconto crudo e a tratti davvero incisivo dell'amore quasi "folle" di una madre per la sua bimba nata morta. La mia impressione è che parte del cinema italiano si stia "modernizzando", lasciandosi alle spalle le commedie sciatte alla Zalone o alla Verdone o alla De Sica -- nonché "all'Albanese", che in Germania raccontava di gravi difficoltà "a far ridere il pubblico tedesco"... (ma guarda...)
Ecco, Piccolo corpo è un piccolo dramma, una storia semplice, concisa, eppure commovente e molto delicata nell'affrontare il tema dell'amore d'una "vera" madre, pure per un essere inanimato, che è sempre "sua figlia". Un piccolo "mistero" d'amore infinito e insondabile che forse, se non può essere coronato in vita, si coronerà in morte...

Voto: 7/10

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