lunedì 1 giugno 2026

RECENSIONE // Rental family - Nelle vite degli altri

NELLA RECENSIONE SONO PRESENTI SPOILER.

Trama (da mymovies) Philip è un attore americano di alterne fortune che da anni vive e lavora in Giappone. Un giorno gli propongono di lavorare per un'agenzia che fornisce figuranti a noleggio per assistere i cari, chiedere scusa a mogli, fingersi parenti, e così via. Si chiama "Rental Family" e malgrado i dubbi iniziali Philip inizierà ad amare questo nuovo mestiere mirato ad aiutare il prossimo, benché a pagamento. Le cose si complicheranno non poco quando scoprirà a sue spese che non sarà facile evitare di affezionarsi ai clienti e chiudere definitivamente i rapporti con loro.

Recensione

Philip (Brendan Fraser) è un corpulento attore americano che dopo aver girato uno spot di successo su un dentifricio in Giappone decide di spostarsi lì, trasferendosi dall'America. Dopo diversi anni viene ingaggiato da un'agenzia chiamata "Rental Family" che ingaggia attori (conclamati o senza esperienza) per recitare il ruolo di *qualsiasi personaggio serva* in diversi contesti "reali". Ovviamente le persone che entrano in contatto con l'attore di turno non sanno nulla del suo ruolo o della sua reale identità. 
Philip si ritrova così a impersonare diversi ruoli: dal marito di una donna lesbica sotto il nome di Brian, al padre di una bambina abbandonata dal suo, di nome Mia. Si viene a trovare in varie situazioni grottesche -- persino come partecipante ad un funerale "finto" di un anziano che vuole provare la sensazione di essere compianto da tanti amici e famigliari il giorno della sua (finta) morte. 
Philip si sente solo in un Paese che non è il suo: lo si vede spesso in scene un po' patetiche in cui osserva con sguardo languido le finestre degli appartamenti condominiali giapponesi illuminarsi di sera, rivelando famiglie calorose e unite.
Il film gioca sul tema della solitudine e sul tema dell'onestà.
Il personaggio a cui Philip si affeziona maggiormente è Mia, la bambina senza padre, che allo stesso modo sviluppa un attaccamento speciale verso di lui (credendolo il suo vero padre). Philip comincia a dialogare con Mia al telefono, persino, ma il suo ruolo è ben diverso: è stato ingaggiato come finto-padre della bambina solo per partecipare ad un colloquio di ammissione per una prestigiosa scuola privata. (Il futuro della bambina sino all'università è già scritto da copione dalla madre single, come di frequente succede in Giappone, immagino).
Ma un triste giorno Mia scopre la verità su di lui vedendolo recitare in un film in televisione, dopo che Philip le ha mentito dicendole che dovrà tornare in America.
Nel frattempo la collega di Philip, Aiko, una donna stizzosa e pragmatica, viene picchiata dalla moglie di un uomo di cui recita il ruolo dell'amante. Dopo essere stata insultata e costretta a "confessare" un tradimento che non è mai avvenuto, Aiko rivela la sua identità di "attrice" ingiungendo la donna tradita (per davvero, ma con un'altra donna che non si rivela) a trovarsi di meglio. Poi si licenzia dall'agenzia.
Mia e Philip si ritrovano, la bambina è abbastanza matura e intelligente da non fare della menzogna che l'ha resa vittima un dramma, nonostante la tristezza, e nel finale, dopo che Philip le ha rivelato la sua vera identità, gli porge la mano e si presenta di nuovo, e così fa Philip, questa volta con il suo vero nome.
In parallelo scorre un'altra storia importante: quella del vecchio scrittore "dimenticato" Kiku, di cui Philip sarebbe il (finto) giornalista. Il vecchio, malato di Alzheimer, vuol tornare, contro il parere della figlia, alla sua casa natìa. Verso la fine del film, Philip imbastisce con lui una "fuga" per tornare comunque a casa, e la figlia allerta la polizia. Sul terreno della sua vecchia casa Kiku dissotterra uno scrigno contenente i suoi ricordi di gioventù, in particolare legati alla moglie deceduta poco dopo il suo trasferimento a Tokyo. Questo per lui è particolarmente importante, perché vuole ripercorrere i suoi ricordi prima di perdere la memoria.
Nel finale Philip posa la foto della moglie del vecchio sul suo corpo defunto all'interno della sua bara.
A parte qualche scena significativa l'intero film mi è parso un pastrocchio melenso che non fa ridere e non fa piangere (tantomeno). Sono rimasta per un'ora e cinquanta minuti a guardarlo inespressiva, aspettando pazientemente che finisse -- pessimo segno quando mi sento così, come se dovessi fare il conto alla rovescia fino ai titoli di coda. Similmente a The Whale, Brendan Fraser, per quanto sia un bravo attore, bravo pure nelle tante scene in cui deve fingere di piangere, si ritrova di nuovo incastrato nello stesso filone narrativo cinematografico della "lacrima strappastorie". Non c'è oggettivamente nulla di davvero commovente nei fatti narrati, e sviolinati all'eccesso per renderli chissà quanto tragici, o sono forse solo io a pensarla così. 
Se dovessi descrivere "Rental Family" con un solo aggettivo, direi "inutile": è un film di cui letteralmente il mondo poteva fare a meno. Se siete interessati a vederlo, credo dobbiate scaricarlo dal deep web. Ho avuto la "grande fortuna" di poterlo vedere al cinema, la data d'uscita si setta nel 2025, quindi un anno fa, ma attualmente non risulta presnte in nessuna piattaforma streaming in italiano. Un vero peccato...

Voto: 4/10