lunedì 30 marzo 2026

MUSICA: Depeche Mode - Ghosts again


Wasted feelings
Broken meanings
Time is fleeting
See what it brings
Hellos, goodbyes, a thousand midnights
Lost in sleepless lullaby
Heaven's dreaming
Thoughtless thoughts, my friends
We know we'll be ghosts again
Sundays shining
Silver linings
Weightless hours
All my flowers
A place to hide the tears that you cried
Everybody says goodbye
Faith is sleeping
Lovers in the end
Whisper, "We'll be ghosts again"
Heaven's dreaming
Thoughtless thoughts, my friends
We know we'll be ghosts again
Faith is sleeping
Lovers in the end
Whisper, "We'll be ghosts again"

Fecero la loro buona, imbarazzata comparsata a Sanremo 2023, i Depeche Mode, con questo delicatissimo e stupendo pezzo. A differenza di Brian Molko (che resta comunque il mio amore proibito, LOL), nessun dito medio alle telecamere. Molto dignitosi, molto rispettosi.
Tutto il testo è pura poesia, ma quando cantano "lost in sleepless lullabies", brividi. Brividi in tutto il corpo e nel cervello, stile "scarica elettrica". 
Grazie a dio esistete, DM.

domenica 29 marzo 2026

MUSICA: Joan Osborne - One of us


So one of these nights and about twelve o'clock
This old world's gonna reel and rock
Saints will tremble and cry for pain
For the Lord's gonna come, in his heavenly airplane
Yeah-yeah, yeah-yeah-yeah-yeah
If God had a name, what would it be?
And would you call it to His face
If you were faced with Him in all His glory?
What would you ask if you had just one question?
And yeah, yeah, God is great
Yeah, yeah, God is good
Yeah, yeah, yeah-yeah-yeah
What if God was one of us
Just a slob like one of us
Just a stranger on the bus
Tryin' to make His way home?
If God had a face, what would it look like?
And would you want to see
If seeing meant that you would have to believe
In things like Heaven and in Jesus and the saints
And all the prophets?
And yeah, yeah, God is great
Yeah, yeah, God is good
Yeah, yeah, yeah-yeah-yeah
What if God was one of us
Just a slob like one of us
Just a stranger on the bus
Tryin' to make His way home?
Tryin' to make His way home
Back up to Heaven all alone
Nobody callin' on the phone
'Cept for the Pope, maybe in Rome
Yeah, yeah, God is great
Yeah, yeah, God is good
Yeah, yeah, yeah-yeah-yeah
What if God was one of us
Just a slob like one of us
Just a stranger on the bus
Tryin' to make His way home?
Just tryin' to make His way home?
Like a holy rolling stone?
Back up to Heaven all alone
Just tryin' to make His way home?
Nobody callin' on the phone
'Cept for the Pope, maybe in Rome

E se dio fosse uno di noi? E se dio fosse in ognuno di noi? E se un gesto gentile, una carezza, al nostro "prossimo", chi sia sia, potesse cambiare la sua vita? E se fosse come dare una carezza a dio stesso, per accedere alle porte del Paradiso? E se quella carezza a dio fosse solo la carezza al più sfortunato fra noi?
Questi i temi affrontati dalla brava cantautrice Joan Osborne, in questo pezzo commovente, dal grande valore spirituale ed emotivo, e pregno della fama che merita - immensa.

mercoledì 25 marzo 2026

MUSICA: Sufjan Stevens - Mystery of love


Oh, to see without my eyes
The first time that you kissed me
Boundless by the time I cried
I built your walls around me
White noise, what an awful sound
Fumbling by Rogue River
Feel my feet above the ground
Hand of God, deliver me
Oh, oh woe-oh-woah is me
The first time that you touched me
Oh, will wonders ever cease?
Blessed be the mystery of love
Lord, I no longer believe
Drowned in living waters
Cursed by the love that I received
From my brother's daughter
Like Hephaestion, who died
Alexander's lover
Now my riverbed has dried
Shall I find no other?
Oh, oh woe-oh-woah is me
I'm running like a plover
Now I'm prone to misery
The birthmark on your shoulder reminds me
How much sorrow can I take?
Blackbird on my shoulder
And what difference does it make
When this love is over?
Shall I sleep within your bed?
River of unhappiness
Hold your hands upon my head
'Til I breathe my last breath
Oh, oh woe-oh-woah is me
The last time that you touched me
Oh, will wonders ever cease?
Blessed be the mystery of love

Ovviamente, colonna sonora principale del celebre film "Call me by your name", storia d'amore fra un americano e un Italiano in un'estate italiana, interpretato da Timothee Chamelet nel ruolo del protagonista.
Ammetto sia l'unico pezzo di Sufjan Stevens che (per ora!) conosca, ho iniziato a sentirlo con una certa frequenza per alcune "pene d'amore" piuttosto recenti (e recentemente esaurite).
La delicatezza di questo brano è toccante e coinvolgente insieme. Ti trasporta quasi "in volo" in una dimensione di purezza e mistero, quella dell'amore più intimo e vero - che per definizione non ha nulla di logico né di sondabile con la ragione.
Una delle canzoni più belle che abbia nella mia playlist.
"Blessed be the mystery of love"!

domenica 15 marzo 2026

MUSICA: Last dinner party - Count the ways


Let the snake bite
Let her crawl under your skin
Let it eat you from within
It's alright
The bitterness is growing
You break into my house
I'll break into your house
Do it
I'll do it
If you twist the knife right
I will twist the knife left
Screw it
I'll screw it
I can hear strings
That should be for me
I can see rings
That should be for me
That should be for me
That should be for me
I count the ways
That I love you everyday
Like I count the days
Since I could recall your face
Oh, the days don't get easier
The gaps just get bigger
Until I can almost bear
Thinking of you
On my deathbed
Raise my eyes up to the Lord
I know you'll come just when I call
Stretch my hand out
It freezes in the air
There wasn't anybody there
Now my house is your house
And it is a nice house
Screw it, screw it, screw it
I will twist my knife right
I will twist my knife left
Do it
I'll do it
I can hear bells
That should ring for me
I can taste hell
That should be for me
That should be for me
That should be for me
I count the ways
That I love you everyday
Like I count the days
Since I could recall your face
Oh, the days don't get easier
The gaps just get bigger
Until I can almost bear
Thinking of you
I love the way
That I can't escape the pain
How it hangs 'round my heart
Like the letters in your name
Oh, the days don't get easier
The gaps just get bigger
Until
Oh, the days don't get easier
The gaps just get bigger
Until I can almost bear
Thinking of you

Questa canzone è una droga, e risuona nella mia testa specie in questo periodo. Probabilmente la sento nel mio cuore.

RECENSIONE // Silence (Martin Scorsese)

Trama (da Mymovies): 1633. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l'Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati e chiunque possieda anche solo un simbolo della fede di importazione viene sottoposto alle più crudeli torture. Una volta arrivati troveranno come improbabile guida il contadino Kichijiro, un ubriacone che ha ripetutamente tradito i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo.

Recensione: Il film di Martin Scorsese affronta il tema intrigante e controverso delle prime persecuzioni dei cristiani in terra nipponica e lo fa servendosi di grande realismo. Il fanatismo religioso dei preti protagonisti - interpretati da Andrew Garfield ed Adam Driver - si scontra con una realtà ostile "come una palude" alla fioritura del cristianesimo: quella della società nipponica e radicalmente buddhista del XVII secolo. Alcune delle torture narrate dalla storyline sono francamente raccapriccianti, - il che ben si sposerebbe con gli stereotipi sul sadismo giapponese - eppure traspare umanità in tutto il film, e da parte dei "Padri" e persino da parte dei torturatori, interessati più a convertire forzatamente i missionari al buddhismo che a sterminarli in senso stretto - questo, come sottolineato, "li rafforza"; non è perciò strategico.
Il personaggio più interessante della produzione è il contadino ubriacone, cristiano, Kichijiro, una figura quasi "macchiettistica" e ironica nel suo continuo tradire il proprio credo cristiano perché "Dio perdonerà persino lui". Dopo aver svenduto Rodrigues ai cacciatori di cristiani, asserisce infatti che "pregherà per la salvezza della sua anima", e in cella con il prete si confessa, salvo poi calpestare un'immagine sacra pur di salvarsi la vita e darsela a gambe. Chiamato anche "il matto" dalla sottoscritta, è lui la vera anima della produzione: il personaggio che più di ogni altro incarna la voce - retorica, ironica - del regista rispetto all'argomento della religione. Il cattolicesimo dei protagonisti, verosimilmente sfrenato data anche l'epoca, è comunque trattato con il rispetto che merita, così come i protagonisti stessi vengono considerati con grande sensibilità ed empatia, in scene davvero toccanti come quella in cui - sul finale - Gesù "parla" a Rodrigues ingiungendogli di calpestare la sua immagine su una tavoletta di terracotta, conditio sine qua non per salvare la propria vita e quella di diversi altri missionari che hanno già abiurato ma svolgono la funzione di "esche" di ricatto per l'ultimo prete che rifiuta di rinnegare Gesù.
Vale la pena vedere questo film sia per la sceneggiatura ben riuscita che per la tematica originale e bene affrontata, che per la bellezza in sé dell'intera produzione - Martin Scorsese non è, a ragione, un Pincopallo a caso. Guarderò altro di lui. Intanto vi consiglio assolutamente questa perla che non risulta - stranamente - così popolare.

Voto: 7/10


martedì 10 marzo 2026

RECENSIONE // Corpo e anima

Trama (da Mymovies): In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. Il direttore finanziario è subito incuriosito dal suo atteggiamento assolutamente riservato e dedito al lavoro con una rigida applicazione delle regole. A seguito di un test psicologico a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, emerge che entrambi sognano regolarmente di trovarsi in un bosco mentre nevica, lui nel ruolo di un cervo e lei nel ruolo della femmina. Messi a conoscenza di questo fatto i due iniziano un problematico avvicinamento.

NELLA RECENSIONE SONO PRESENTI SPOILER

Maria (o Marika) è la nuova addetta al controllo qualità di un macello di Budapest. Endre è il direttore finanziario del macello in questione. Lei, con tutta probabilità una donna Asperger, con un'intelligenza fuori dal comune, riesce a "scannerizzare" la carne in modo tale da accorgersi di due o tre mm di grasso più del necessario ad occhio nudo; contrassegna perciò tutto come 'qualità B', attirandosi le antipatie del personale e un leggero mobbing da parte di un nuovo assunto, un culturista con inclinazioni violente-bulle. Tutto ciò scorre sotto gli occhi semi-indifferenti di Endre, finché un evento porta all'assunzione all'interno del personale di una psicologa - dipinta in toni sottilmente critici dal regista che la vuole provocante e irritante, con una sfilza di domande "spinte" che rivolge a ciascun membro del personale e le cui risposte appunta prontamente sul suo taccuino. Una delle domande di cui si serve la psicologa riguarda il sogno che ciascun operaio, dirigente e controllo qualità compresi, hanno fatto quella stessa notte. Con un po' di ritrosia, Endre racconta il suo: nel sogno si ritrova nei panni di un cervo, che sfiora delicatamente una cerva in un bosco innevato, senza tuttavia raggiungere mai l'amplesso con lei ma sfiorando con la bocca il suo muso; in seguito vanno insieme a bere in un laghetto. Successivamente Marìa racconta alla psicologa esattamente lo stesso sogno, nei panni della cerva. Seccata da quella che ritiene una presa in giro, la donna li convoca entrambi, per scoprire che non c'è nessuna presa in giro e che effettivamente i due stanno condividendo lo stesso sogno.
A partire da questo riconoscimento, i due continuano a confrontarsi e scoprono di fare ogni notte sempre lo stesso sogno condiviso; Endre (che è sposato) e Marìa cominciano una serie di timidi incontri, sinché lui le chiede di uscire.
Entrambi sono innamorati l'una dell'altro, ma in Marìa sorge drammatica e melanconica l'idea che per via della sua stranezza (va ancora da uno psicologo infantile, compie gesti in apparenza bizzarri come immergere la mano in un piatto di purè, ecc.) non potrà avere alcuna relazione stabile con Endre.
C'è una scena di lei in vasca da bagno che con una musica romantica in sottofondo si taglia le vene. Quando il suo telefono squilla corre a rispondere con il braccio che gronda sangue - è Endre, l'unico che può chiamarla, che le dichiara "amore immenso", spingendola, una volta chiusa la chiamata, a tamponare la ferita e a salvarsi.
Le ultime scene li vedono insieme a far l'amore. Marìa dice di aver sonno, e si addormenta accanto al suo innamorato. La mattina dopo preparano insieme la colazione ridendo amabilmente. Zoom sulla mano di Marìa/Marika che raccoglie minuscole briciole rimaste attaccate al tagliere e le riversa sulla sua fetta di pane, e sullo sguardo perso e turbato di Endre, che subito dopo le chiede con sottile nervosismo cosa abbia sognato quella notte. La risposta è uguale per entrambi: non ricordano nulla di quanto hanno sognato. 
Così termina il film, con un'ultima scena del cervo-Endre che in sogno corre in cerca della sua cerva senza trovarla, mentre il paesaggio innevato sfuma in un'abbagliante luce.
E' la metafora di un amore che si esaurisce nell'atto della conquista. Mi sembra che il regista abbia posto uno spartiacque nel momento in cui Marìa tampona il sangue dal suo braccio dopo aver attentato alla sua vita: in quel momento lei sceglie di vivere l'amore, non solo di morire sognandolo, ed è proprio allora che va incontro al suo coronamento e dunque subito dopo alla sua fine - alla fine della "magia" che lo ammanta. Dopo l'amplesso che corona il sogno d'amore di entrambi, restano solo Endre, con la sua età avanzata, e Marìa, con le sue manie - insieme eppure di nuovo soli.

Voto: 8/10