venerdì 29 maggio 2026

MUSICA // Zayn feat. Zhavia - A whole new world (End Title)


I can show you the world
Shining, shimmering, splendid
Tell me, princess, now when did
You last let your heart decide?
I can open your eyes
Take you wonder by wonder
Over, sideways and under
On a magic carpet ride
A whole new world
A new fantastic point of view
No one to tell us, "No"
Or where to go
Or say we're only dreaming
A whole new world
A dazzling place I never knew
But when I'm way up here
It's crystal clear
That now I'm in a whole new world with you
Now I'm in a whole new world with you
Unbelievable sights
Indescribable feeling
Soaring, tumbling, freewheeling
Through an endless diamond sky
A whole new world (don't you dare close your eyes)
A hundred thousand things to see (hold your breath, it gets better)
I'm like a shooting star
I've come so far
I can't go back to where I used to be
A whole new world
With new horizons to pursue
I'll chase them anywhere
There's time to spare
Let me share this whole new world with you
A whole new world (a whole new world)
A new fantastic point of view
No one to tell us, "No"
Or where to go
Or say we're only dreaming
A whole new world (every turn, a surprise)
With new horizons to pursue (every moment, red-letter)
I'll chase them anywhere
There's time to spare
Anywhere, ooh
There's time to spare
Let me share this whole new world with you
A whole new world
(A whole new world)
That's where we'll be
(That's where we'll be)
A thrilling chase
(A wondrous place)
For you and me

Colonna sonora del live action di "Aladdin" (per fortuna con i live action la Disney "sembra" aver chiuso, anche se a me per la verità il rifacimento di tale cartone non è dispiaciuto), è una canzone dolce e tenera (come tipico nelle produzioni "per famiglie") che inizia con un patetico "nananananahhh" di Zayn, (che mi sembra sia un ex-membro degli One Direction, credo?), ma per fortuna si ripiglia lungo lo svolgimento. 
"A whole new world" non parla della scoperta del mondo in sé, ma di un ribaltamento della visione del mondo ("A new fantastic point of view"), ed è questo che me la rende cara. (Ho una playlist apposita per i pezzi Disney su Spotify. Sputatemi addosso.)

giovedì 28 maggio 2026

RECENSIONE // The outrun

Trama (da mymovies): Dopo aver vissuto una vita al limite a Londra, Rona cerca di fare i conti con il suo passato travagliato tornando nella selvaggia bellezza della Scozia, sperando di guarire le sue ferite.

Recensione

Il percorso di un'alcolista, Rona, verso la guarigione.

E' uno di quei film che li assaggi la prima volta e ti lasciano con i nervi a fior di pelle, e successivamente li rimpiangi con nostalgia struggente. La nostalgia, sosteneva Kundera, sarà forse la sofferenza dell'ignoranza?
Eppure The Outrun a me ha proprio fatto questo effetto. Durante la visione trovavo la protagonista semplicemente insopportabile: la sua sofferenza la giudicavo decisamente superficiale per la vita dissoluta che conduceva.
Ma questi sono i miei parametri di giudizio.
Andiamo al dunque. Rona (Saoirse Ronan) è una ragazza che viene dalle Orcadi e ha passato un periodo di studio a Londra, innamorandosi di un ragazzo di lì, essendo costretta successivamente a rincasare nell'ambiente sterile e grigio della sua terra natìa dopo una serie di vicissitudini negative legate al vizio dell'alcool che la coinvolgono. 
La famiglia di Rona è rigorosamente religiosa, cioè a dire bigotta nel senso proprio del termine, con le sue preghiere prima di ogni pasto e compiangimento per la figlia "persa" nell'alcolismo e nel Peccato che non se ne sente (ovviamente) compresa e amata.
La spirale dell'auto-distruzione di Rona si alimenta dalle chiacchiere "sofferte" della madre che parla di questa "figlia presa dal vizio" con i suoi parenti e conoscenti (che biasimano la ragazza nemmeno fosse chissà che animale da baraccone), e culmina nel fidanzato che la molla perché stanco delle sue ubriacature anche estreme e pericolose.


Rona comincia così un percorso di cura in una CT di disintossicazione.
Credo che ci siano molti pezzi commoventi -- in particolare la separazione di Rona e del fidanzato -- e che sia un film che vale una visione perché ha un forte impatto emotivo e a suo modo anche esistenziale.
Attraverso i mari della Scozia, possiamo viaggiare su quelle acque grigie all'interno di un traghetto con Rona, sentire il vento caldo e secco dell'estate, o gelido e tagliente dell'inverno del Nord del Regno Unito, e venire quasi contagiati dall'incanto decadente della povertà di quei luoghi, freddi e pieni di campi di terra percorsi dal grano.
In contrasto, Rona che un giorno ha i capelli d'uno sfavillante blu elettrico e il giorno dopo rosso carminio. Il colore dei capelli di Rona -- similmente a quanto avveniva in Se mi lasci ti cancello con Clementine -- ha un significato simbolico, ma non tanto -- come in Clementine -- legato allo stato d'animo o allo sviluppo della storia. Funge un po', forse, da "paletta cromatica di contrasto" fra il grigio dell'ambiente, e del dolore della protagonista, (con cui, ripeto... comunque, è stato difficile per me empatizzare totalmente), e la sua anima giovane, viva, e soprattutto affamata ("assetata?") di vita, nonostante tutte le difficoltà, i problemi e la sofferenza che prova.

Voto: 8/10

domenica 24 maggio 2026

MUSICA // Mumford & Sons feat. Chris Stapleton - Here


Well here’s my final serenade 
Here’s a gun and here’s a blade 
Here’s a picture that I saved 
For too long 
Here’s my credit card and keys 
And the reason I won’t find peace 
Here’s a song I should not complete 
For too long 
Here’s my pride and here’s my shame 
Here’s a trophy that bears my name 
Here’s all the mistakes I made 
For too long 
Here’s the answers I never gave 
Here’s the calls I shoulda made 
Here’s a substance that I crave 
All along 
Well here’s my vision here’s my aim 
Here’s my address and the ones I blame 
While you’re sitting taking names 
I just want to belong 
Here’s my lonely serenade
Here’s a gun and here’s a blade 
Here’s a picture that I saved 
Before you were gone 
Can you hold all my secrets 
Can we swear that we can forget 
I had lies like you wouldn’t believe 
Brought to my knees

lunedì 11 maggio 2026

MUSICA // Samuele Bersani - Il tuo ricordo


Il passato ci prova
Sta giocando una carta impossibile
Per tornare di moda
Non sa che il tempo è irripetibile
Il presente si trova
Motivato e deciso a non cedere
Come ha fatto finora
Senza dire una sola parola
Lo scontro è leggendario
Appena ha inizio
Uno sta zitto e l'altro fa il suo comizio
Non vuol capire di essere troppo in ritardo
Per dare lezioni a chi invece è in orario
Il passato riposa
Bellamente nel letto degli ospiti
O mi segue per casa
Come un'ombra incollato ai miei gomiti
Da buttarlo giù a a calci
Apre bocca e lo fa sempre a vanvera
Con discorsi bugiardi
E la coda di paglia
Lo scontro è proseguito
Anche sul treno
Chi è un abusivo
Chi paga intero
Proprio così se non vi è chiaro il concetto
Il passato non paga nemmeno il biglietto
Il tuo ricordo trova un buco nella rete
Si infila dentro il mio cervello e fa il padrone
Il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete
E quel poco equilibrio che ho si disintegra
Il passato è una droga
Che non ho più intenzione di prendere
Mi citofona ancora
Aspettandosi di farmi scendere
Con il richiamo di ieri
Con il tono di voce di un angelo
Impigliato tra i fili
E ignorato nel traffico dai passanti
Il tuo ricordo trova un buco nella rete
Si infila dentro il mio cervello e fa il padrone
Il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete
E quel poco equilibrio che ho si disintegra
Il tuo ricordo trova un buco nella rete
Si infila dentro il mio cervello e fa il padrone
Il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete
Ma è soltanto un tranello, una trappola
Il passato dichiara di essere pronto a una sfida sul limite
Vuole fargli paura e dimostra infinita energia
Ma il presente prepara la sua corsa
E promette a se stesso che
Arrivato al traguardo non avrà mai più nostalgia

domenica 10 maggio 2026

Recensione libro: GELO di THOMAS BERNHARD

«La Luna non dista dalla Terra quanto la ragione dal cuore dell'uomo.»

Gelo è uno di quei romanzi che non cercano di piacere al lettore: lo sfidano, lo consumano lentamente, quasi lo costringono a restare dentro un paesaggio mentale ostile

Pubblicato nel 1963, è il primo romanzo di Thomas Bernhard e contiene già tutti gli elementi che renderanno la sua scrittura immediatamente riconoscibile: il pessimismo radicale, la ripetizione ossessiva, il disgusto per la società, la malattia fisica e spirituale, e soprattutto una voce narrativa che sembra scavare senza tregua dentro il fallimento umano.

La trama, in apparenza, è semplice. Un giovane studente di medicina viene mandato da un chirurgo in un villaggio sperduto tra le montagne austriache per osservare il fratello del medico, il pittore Strauch, un uomo che si è ritirato dal mondo e vive in una sorta di isolamento febbrile. Da qui nasce un romanzo fatto più di monologhi e percezioni che di eventi reali: Strauch parla incessantemente, divaga, filosofeggia, insulta, riflette sulla morte, sull’arte, sulla stupidità delle persone e sulla corruzione inevitabile dell’esistenza. Il giovane osservatore registra tutto con crescente inquietudine, fino a sentirsi trascinato dentro la stessa visione gelida del mondo.

La vera forza di Gelo non sta nella storia, ma nell’atmosfera. Bernhard costruisce un freddo che non è soltanto climatico: è mentale, morale, esistenziale. Il villaggio innevato sembra sospeso fuori dal tempo, quasi marcio nella sua immobilità, e ogni personaggio appare deformato dalla solitudine e dall’abitudine alla sofferenza. Il titolo diventa allora una metafora perfetta: il gelo è ciò che blocca ogni slancio umano, ciò che spegne il desiderio e rende impossibile qualsiasi autentica comunicazione.

Lo stile è già potentissimo. Bernhard usa frasi lunghe, martellanti, piene di ritorni e variazioni, come se il pensiero stesso fosse intrappolato in un vortice -- tipico di molte sue altre produzioni. Questa scrittura può risultare faticosa, ma è proprio nella sua insistenza quasi ipnotica che trova la sua grandezza. Leggere Gelo significa entrare nella mente di qualcuno che ha smesso di credere in qualsiasi consolazione. Non ci sono aperture sentimentali, né redenzione, né ironia leggera che attenui il peso delle riflessioni. Eppure il romanzo esercita un fascino enorme, perché Bernhard riesce a trasformare il disgusto e la disperazione in qualcosa di letterariamente lucidissimo.

Il personaggio di Strauch è uno degli aspetti più memorabili del libro. E' insieme filosofo fallito, artista distrutto e profeta delirante. Molte delle sue osservazioni sono estreme, perfino paranoiche, ma hanno una forza visionaria che continua a colpire.

Non è un romanzo facile né accogliente. E' un libro che lascia addosso una sensazione di inquietudine persistente, come una lunga camminata invernale da cui si torna stanchi e trasformati.

Più che un esordio, sembra già l’opera di uno scrittore arrivato a una visione definitiva del mondo. Ed è forse questo che rende Gelo così impressionante: la sensazione che Bernhard, fin dall’inizio, avesse già trovato il suo personale modo di guardare l’abisso...

Link utili

Gelo di Thomas Bernhard su IBS

VOTO: 9/10

martedì 5 maggio 2026

RECENSIONE // Mysterious skin

Trama (da mymovies): La vicenda è la seguente: l'estate del 1981 segna una svolta definitiva per due ragazzini di otto anni, per motivi diversi. Uno (straordinario Joseph Gordon-Levitt) è oggetto dell'abuso continuato e non rifiutato del coach della squadra di baseball; l'altro viene rapito dagli alieni, con conseguenze irreparabili sulla sua maturazione.
Poesia e disincanto si intrecciano in una spirale virtuosa in questo strano e straniante racconto di due percorsi di vita tanto diversi eppure tanto simili: due esperienze divaricate dallo stesso evento traumatico che finiscono incredibilmente (ineluttabilmente?) per ricongiungersi una volta esaurite.
Andare alla ricerca di messaggi potrebbe sviare. Un azzardo: un po' di cinismo ci salverà?

Mini-recensione: Credo che Mysterious Skin sia uno dei film più belli ed emozionanti che abbia visto negli ultimi dieci anni. Non è un film per chi cerca svago, è un film dal forte, violento impatto emotivo che affronta senza nessuna delicatezza, o femminil "tatto", il tema dell'abuso sessuale sui minori.
Le vite di Neil (Joseph Gordon-Levitt) e di Brian (Brady Corbet) scorrono parallele e inconciliabili, completamente opposte (l'uno un tipo fin troppo sfrontato e "di mondo", fino, anche, alla prostituzione, l'altro il tipico "nerd"), fino all'ultimo pezzo del film, in cui c'è un nuovo incontro dopo oltre dieci anni, in cui la verità di ciò che è avvenuto ad entrambi (il medesimo tremendo abuso) verrà a galla dalle labbra di Neil - sfatando la narrazione "fantastica" di Brian.
Il monologo finale di Neil è davvero toccante, ed uno dei più importanti motivi per cui do un 10 pieno a questa produzione:
E mentre ce ne stavamo seduti lì ascoltando il coretto natalizio, avrei voluto dire a Brian che era tutto finito e che ora tutto sarebbe andato bene, ma sarebbe stata una bugia... e comunque io non riuscivo a parlare.
Avrei tanto voluto poter tornare indietro e cancellare il passato... ma non era possibile, non potevamo farci più niente.
Perciò rimasi lì, in silenzio, cercando di comunicargli telepaticamente il mio dispiacere per quello che era successo. Mi venne anche da pensare al dolore e alla tristezza di questo mondo di merda, e mi venne voglia di scappare.
Desiderai con tutto il cuore di poterci lasciare alle spalle questo mondo, di levarci in volo come due angeli della notte, a magicamente... scomparire.

Voto: 10/10