giovedì 28 maggio 2026

RECENSIONE // The outrun

Trama (da mymovies): Dopo aver vissuto una vita al limite a Londra, Rona cerca di fare i conti con il suo passato travagliato tornando nella selvaggia bellezza della Scozia, sperando di guarire le sue ferite.

Recensione

Il percorso di un'alcolista, Rona, verso la guarigione.

E' uno di quei film che li assaggi la prima volta e ti lasciano con i nervi a fior di pelle, e successivamente li rimpiangi con nostalgia struggente. La nostalgia, sosteneva Kundera, sarà forse la sofferenza dell'ignoranza?
Eppure The Outrun a me ha proprio fatto questo effetto. Durante la visione trovavo la protagonista semplicemente insopportabile: la sua sofferenza la giudicavo decisamente superficiale per la vita dissoluta che conduceva.
Ma questi sono i miei parametri di giudizio.
Andiamo al dunque. Rona (Saoirse Ronan) è una ragazza che viene dalle Orcadi e ha passato un periodo di studio a Londra, innamorandosi di un ragazzo di lì, essendo costretta successivamente a rincasare nell'ambiente sterile e grigio della sua terra natìa dopo una serie di vicissitudini negative legate al vizio dell'alcool che la coinvolgono. 
La famiglia di Rona è rigorosamente religiosa, cioè a dire bigotta nel senso proprio del termine, con le sue preghiere prima di ogni pasto e compiangimento per la figlia "persa" nell'alcolismo e nel Peccato che non se ne sente (ovviamente) compresa e amata.
La spirale dell'auto-distruzione di Rona si alimenta dalle chiacchiere "sofferte" della madre che parla di questa "figlia presa dal vizio" con i suoi parenti e conoscenti (che biasimano la ragazza nemmeno fosse chissà che animale da baraccone), e culmina nel fidanzato che la molla perché stanco delle sue ubriacature anche estreme e pericolose.


Rona comincia così un percorso di cura in una CT di disintossicazione.
Credo che ci siano molti pezzi commoventi -- in particolare la separazione di Rona e del fidanzato -- e che sia un film che vale una visione perché ha un forte impatto emotivo e a suo modo anche esistenziale.
Attraverso i mari della Scozia, possiamo viaggiare su quelle acque grigie all'interno di un traghetto con Rona, sentire il vento caldo e secco dell'estate, o gelido e tagliente dell'inverno del Nord del Regno Unito, e venire quasi contagiati dall'incanto decadente della povertà di quei luoghi, freddi e pieni di campi di terra percorsi dal grano.
In contrasto, Rona che un giorno ha i capelli d'uno sfavillante blu elettrico e il giorno dopo rosso carminio. Il colore dei capelli di Rona -- similmente a quanto avveniva in Se mi lasci ti cancello con Clementine -- ha un significato simbolico, ma non tanto -- come in Clementine -- legato allo stato d'animo o allo sviluppo della storia. Funge un po', forse, da "paletta cromatica di contrasto" fra il grigio dell'ambiente, e del dolore della protagonista, (con cui, ripeto... comunque, è stato difficile per me empatizzare totalmente), e la sua anima giovane, viva, e soprattutto affamata ("assetata?") di vita, nonostante tutte le difficoltà, i problemi e la sofferenza che prova.

Voto: 8/10

Nessun commento:

Posta un commento