MUSICA: Maneskin - Zitti e buoni


Loro non sanno di che parlo
Vestiti sporchi, fra', di fango
Giallo di siga fra le dita
Io con la siga camminando
Scusami ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
E anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando
E buonasera signore e signori
Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana, tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo li prendo a calci 'sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori
Quindi scusa mamma se sto sempre fuori ma
Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro, no
Io ho scritto pagine e pagine, ho visto sale poi lacrime
Questi uomini in macchina e non scalare le rapide
Ho scritto sopra una lapide, in casa mia non c'è Dio
Ma se trovi il senso del tempo, risalirai dal tuo oblio
E non c'è vento che fermi la naturale potenza
Dal punto giusto di vista, del vento senti l'ebrezza
Con ali in cera alla schiena ricercherò quell'altezza
Se vuoi fermarmi ritenta, prova a tagliarmi la testa perché
Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro, oh
Mmm, parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cazzo parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria
Ma sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
E siamo fuori di testa, ma diversi da loro, ah
Siamo diversi da loro

(Oggi ho un fetish per gli autori un po'...)
Canzone che ha inaugurato il successo (transitorio) dei Maneskin a livello internazionale, è una canzone che tutto sommato - a differenza di altre del gruppo - lascia un qualche timido segno, stile "zampatina di gattuccio".
Esprime concetti nei quali - personalmente - mi immedesimo; e se può sembrare un po' "adolescenziale", non mi vergogno di dire che questo pezzo per me non è male, forse non coinvolge al 100%, ma penso si capisca il perché nella fuffa senile di Sanremo ha avuto successo. Non è un pezzo in cui un matusa può immedesimarsi; forse più un adolescente "ribbelle", ma è versatile e si adatta in generale alla condizione umana in una società stretta nella morsa dei dogmi e delle regole - la condizione di esiliati, di "diversi", sputata con orgoglio sul perbenismo ipocrita, patinato, del mondo, che vuole solo voci rassicuranti a vociare - gli altri "zitti e buoni". Bello.

Commenti

  1. Mi hai stesa col "matusa".
    Effettivamente, non ho mai guardato Sanremo perché non mi sento di appartenere alla categoria.
    Però, preferivo il Festival bar che animava a le piazze e faceva sognare noi giovani anni Novanta.
    Il Festival poteva restare serioso per sempre, per quel che mi riguarda. Così com'è adesso, sembra solo un gran circo. Ma non voglio spingermi troppo off topic.

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    Risposte
    1. Non posso che concordare.
      Neanch'io guardo Sanremo, al massimo guardo chi ha vinto dopo - quando ho voglia di musica leggera, "leggerissima" :)
      Un abbraccio Claudia

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  2. Una canzone che vuole rivendicare la propria identità, in un mondo che ti vuole allineato e silenzioso.

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